Ambiente e cammino lento, tra i temi del 67° Trento Film Festival

“Il futuro della montagna è il futuro dell’uomo”.

Ambiente e cammino lento saranno al centro del 67° Trento Film Festival.
Dal 27 aprile al 5 maggio la più storica rassegna internazionale di cinema e culture di montagna, dopo le devastazioni avvenute lo scorso novembre nelle Dolomiti ad opera della tempesta Vaia, sarà dedicata al dibattito e alla cinematografia legata ai temi ambientali, del rapporto uomo-ambiente, al turismo e cammino lento e al futuro della montagna e dei giovani.

Ci troviamo in un momento importante, di forti cambiamenti, quindi i temi del Festival quest’anno saranno proprio dedicati a questo argomento.

Saranno quattro i filoni: Il clima, il turismo lento, il futuro con la scienza e l’innovazione e infine come è sempre stato nelle edizioni precedenti, l’alpinismo.

Un festival sempre più legato, come leggiamo nel payoff, alle culture e le montagne, in plurale perché la montagna è un insieme di diversità e il Festival è un rifugio permanente del libero pensiero sul futuro della montagna, quindi anche quello dell’uomo.

Questi sono i temi principali affrontati nella conferenza stampa a Milano di martedì 9 aprile 2019.

 

La locandina del Festival

 

Il programma del Festival

Il TFF si terrà dal 27 aprile al 5 maggio. Per il 2019 sono previsti diversi appuntamenti con alcune novità. Il 26 aprile andrà in scena in anteprima le “Otto montagne” una trasposizione teatrale del libro omonimo del premiato autore Paolo Cognetti.

Il 27 vedrà un personaggio molto conosciuto in ambito musicale, Luca Barbarossa alle prese con il suo legame con la montagna trentina. L’autore si presenterà in un reading musicale dedicato al concetto di silenzio.
Vito Mancuso, filosofo, intratterrà il pubblico il giorno 28 aprile. Partendo dai recenti scempi causati dalla tempesta Vaia, Mancuso ci porterà a scoprire nuovi elementi, l’indissolubilità tra bellezza e fragilità.

Il 29 aprile sarà la prima serata alpinistica del Festival. “Alpinismo e oltre, tre generazioni a confronto”. Uno spettacolo-conferenza per scoprire i modi diversi di vivere la montagna, attraverso i suoi protagonisti. Dall’arrampicata allo ski-running, passando per lo scialpinismo, la slackline, il freeride, parapendio e base jumping. Tamara Lungher e Massimiliano Ossini, conduttore di Linea Bianca, condurranno la serata affiancati dal gruppo musicale Bastard Sons of Dioniso.

Hervé Barmasse e Giovanni Soldini, due uomini, il primo legato alla montagna e il secondo al mare, si incontreranno il 30 aprile all’Auditorium Santa Chiara moderati dal giornalista Luca Gastaldini. “Amicizia estrema. Montagne e oceani. Diversità e fratellanza” questo il titolo della serata che vedrà due mondi molto differenti, che invece, tra imprese solitarie e scenari mozzafiato hanno un percorso in comune.

“Indimenticabile Kukuczka”. Il 2 maggio andrà in scena nuovamente l’alpinismo con una serata dedicata alla memoria del grande alpinista polacco a 30 anni dalla tragedia del Lhotse. Luca Calvi e Hervé Barmasse dialogheranno con Celina Kukuczka e Krzysztof Wielicki.

 

Venerdì 3 maggio, sarà in scena come consueto all’Auditorium Santa Chiara, Reinhold Messner. La serata non sarà dedicata all’alpinismo, ma all’esplorazione. Messner insieme a Filippo Thiery, Ariane Benedikter, Massimo Bernardi, Telmo Pievani, Veronica Lisino, Julio Velasco, condurrà una serata dedicata all’esploratore-scienziato Alexander Von Humboldt, padre dell’ecologia, nel duecentocinquantesimo anniversario dalla nascita.

 

 

Ultimo appuntamento del festival alla Sala della Filarmonica sarà l’avventura a due ruote del trentino Alessandro De Bertolini. “La strada del Pamir. In bicicletta sui grandi altipiani dell’Asia Centrale” è la presentazione del viaggio lungo la Pamir Highway una delle strade più alte del Mondo dal Tagikistan al Kirghizistan.

 

Paese ospite: Marocco

Paese ospite della 67° edizione è il Marocco. Primo paese africano ospite del festival una nazione caratterizzata da millenni di incontri tra popolazioni e culture diverse, come sottolinea la direttrice del festival Luana Bisesti, “come uno dei luoghi privilegiati della Terra per la contaminazione a trecentosessanta gradi tra culture diverse, uno spazio d’incontro senza confini caratterizzato da un linguaggio comune che avvicina e rende possibile, quasi istintivamente, la conoscenza e il rispetto tra popoli diversi”.

 

 

La rassegna cinematografica.

Quest’anno il Festival propone 127 film in programma. Ospite d’onore del programma cinematografico sarà il pianeta.
La selezione dei film del 2019 ci racconta le montagne come sensibili punte di iceberg del pianeta Terra, nell’anno in cui si è svegliata la coscienza delle giovani generazioni per il riscaldamento globale e i rischi ambientali.
15 lungometraggi e 12 cortometraggi da 18 paesi diversi concorreranno alle Genziane d’Oro. Tra i film segnaliamo alcuni titoli che a nostro parere sono assolutamente da vedere al Festival.

Aquarela, film rischioso figurativo, straordinario, mostra le tempeste nell’oceano da un punto di vista davvero insolito, impossibile da qualsiasi barca per la potenza del mare. Del maestro del cinema documentario Victor Kossakovsky, già
vincitore della Genziana d’Oro a Trento nel 2012 con ¡Vivan las antipodas!, Il Film è un’esplorazione della bellezza mutevole e della pura potenza dell’acqua, del lago Baikal in Russia alla cascata
Salto Angel in Venezuela: un indimenticabile capolavoro già celebrato in decine di festival internazionali.

 

Victor Kossakovsky durante le riprese del film

 

Return to Mount Kennedy di Eric Becker (con le musiche di Eddie Vedder dei Pearl Jam) intreccia politica,
alpinismo, musica ed ecologia nell’indimenticabile racconto di un evento poco noto del ‘900 americano, che vede al centro le iconiche figure di John Fitzgerald e Robert Kennedy in spedizione in Canada con l’alpinista Withtaker.

I lungometraggi italiani da segnalare nella sezione Alp&ism sono Non abbiate paura di sognare del regista Klaus Dell’Orto, in cui Nicola Tondini prendendo spunto dall’apertura di una nuova via si confronta con altri alpinisti come Christoph Hainz, Hansjorg Auer e Reinhold Messner sul senso dell’avventura in montagna;
Climbing the elixir di Monica Dovarch, in cui due appassionati escursionisti ripercorrono le impervie scalate dei coraggiosi pastori sardi nell’Ogliastra e nel Nuorese, dove risiede la maggiore concentrazione di centenari al mondo.
Rolly di Pietro Bagnara. La parete Sud della Marmolada ha segnato la vita e l’evoluzione alpinistica di Rolando Larcher: il fortissimo scalatore trentino. L’ultima via aperta da Rolando Larcher, con Geremia Vergoni, si chiama Scacciadiavoli e spinge le difficoltà in libera fino all’8a+/8b Un’occasione per Rolando di fare il punto sulla propria vita come alpinista, il suo modo di sentire la montagna non è fatto solo di gradi e difficoltà ma, soprattutto, di amicizie, scelte etiche, valori umani, momenti belli e difficili condivisi con gli altri alpinisti con i quali ha scalato.

 

Una scena di “Non abbiate paura di sognare” di Klaus dell’Orto

 

 

Anteprima interessante da segnalare è la Biografia kolossal di produzione norvegese “Amundsen”, diretta dal regista candidato all’Oscar nel 2012 per Kon-Tiki Espen Sandberg. Il leggendario e controverso esploratore norvegese Roald Amundsen, che dedicò l’intera vita alla scoperta di nuove terre, sacrificando tutto per realizzare i suoi sogni. Una produzione in stile hollywoodiano con impressionanti ricostruzioni delle trasvolate polari dei giganteschi dirigibili di concezione e fabbricazione italiana come il Norge protagonista del tragico incidente del generale Nobile nel 1928.

Tutte le informazioni sui programmi cinematografici, serate e incontri sul sito ufficiale del Trento Film Festival