La metafora della Terra vista dalla Luna: Una foto per risvegliare la nostra consapevolezza

Era il 24 dicembre 1968 ore 10:40 (DST 6 ore meno rispetto Greenwich), esattamente 50 anni fa:

 

Anders: Oh my God! Look at that picture over there! There’s the Earth coming up. Wow, that’s pretty.
Borman: Hey, don’t take that, it’s not scheduled. (joking)
Anders: (laughs) You got a color film, Jim?
Hand me that roll of color quick, would you…
Lovell: Oh man, that’s great!

 

Il primo che parla è William Anders e chi risponde è Frank Borman due astronauti della missione Apollo 8 durante l’orbita intorno alla Luna. Qui le loro parole in audio:

 

 

Quel momento è stato vissuto da pochi eletti uomini, selezionati che si guadagnarono la possibilità di viaggiare (e lavorare) nello spazio. Durante l’orbita lunare, la Terra “sorge” dalla superficie della Luna. E’ li lontana, con il suo colore blu e bianco, gli oceani riflettono la luce del sole, tra le nuvole si intravvede l’Antartide in basso a sinistra e l’Africa a destra.

 

 

Il fotografo di montagna e alpinista Galen Rowel definì quell’immagine, conosciuta come AS08-14-2383 “Earthrise”, “the most influential environmental photograph ever taken” – “La fotografia di ambiente naturale più influente mai scattata”. AS08-14-2383 fu scattata in realtà qualche minuto dopo, la prima immagine legata all’audio registrato fu la AS08-13-2329 dove si vede effettivamente il sorgere della Terra in bianco e nero. Realmente la Terra non sorge mai sulla Luna in quanto il satellite mostra sempre lo stesso emisfero rivolto verso di noi. Chiaramente orbitando attorno la Luna, ad ogni passaggio vedremo all’orizzonte sorgere la Terra, ma sono gli astronauti a muoversi.

Quella fotografia, fece il giro del mondo, come la famosa “Blue Marble” una foto scattata successivamente dall’equipaggio dell’Apollo 17 (AS17-148-22727). Quell’immagine fu considerata dagli ambientalisti il simbolo della fragilità e vulnerabilità del nostro pianeta.

 

Riascoltate quell’audio, sentite che silenzio, le parole di Anders sono emesse da una voce meravigliata. Quello è il momento in cui ti accorgi di come tutti i problemi dell’uomo sono piccoli e racchiusi all’interno di quella “sfera”. Che l’ambiente è uno solo e ha una forma finita, come le risorse in esso contenute. Pochi hanno avuto il coraggio e la possibilità di poter osservare l’ambiente da un punto di vista così privilegiato. Una visione d’insieme che, per rimane a terra e dentro l’atmosfera, è impossibile avere. Come diceva Nespoli, astronauta, nel suo libro “ Dall’alto i problemi sembrano più piccoli”, “Guardare da così lontano significa non distinguere più tra un ‘qui io’ e un ‘lì voi’, c’è un ‘noi’ e basta, c’è un tutt’uno. Ci sono sette miliardi di esseri umani che tutti insieme stanno vivendo su questo pianeta così unico, una grande nave che viaggia nell’universo. Una nave delicata” – aggiunge Nespoli – “che appare fragile e resistente allo stesso tempo e che dobbiamo imparare a gestire con l’attenzione necessaria alle sue non illimitate risorse“

 

 

In questa nave delicata, pare si stia attraversando un periodo di mancanza totale di consapevolezza. Da lassù, ci si accorge davvero, sentendo le parole di chi ci è stato, di come siamo piccoli e indifesi. Qua in terra invece tutti i problemi non sembrano tali. Sotto Natale l’unico problemi sono i regali, fingere di stare assieme e felici, rimanendo dentro un meccanismo che non siamo nemmeno in grado di distinguere da tanto che ne siamo assuefatti. Agli effetti ciò che osserviamo l’abbiamo creato noi, l’insieme del nostro sistema chiamato società. Pochi giorni fa ho assistito a come, a qualsiasi livello decisionale, dal personale al politico, nessuno ha più in mente quali siano i veri problemi, che vanno risolti, per far progredire la specie. Dagli anni ’60 in poi si è creata una sorta di “situazione di comfort” dalla quale nessuno vuole ed è in grado di uscire. Solo pochi, oggi giorno, prendono coscienza che viviamo in un sistema chiuso, dove, come un suicida con l’auto accesa dentro un garage chiuso, stiamo soffocando.

 

 

Dalla riunione del Cop27 si evince come la classe politica, i poteri che vi stanno dietro, ma anche il pensiero comune, non sia affatto allineato sul programma di riduzione dell’emissioni in atmosfera e la riduzione dell’impatto dell’uomo sull’ambiente. Un nulla di fatto, c’era da aspettarselo, la parola ambiente è praticamente scomparsa dalle agende politiche, la scusa è la crisi economica. Noi come specie non abbiamo ancora capito, a livello di massa, che per sopravvivere in questo pianeta, ricordo che è un sistema chiuso con riserve limitate e definite, occorre uscire dalla condizione di comfort e cambiare stile di vita. Molte persone se la prendono con le scelte politiche, poi quando viene però deciso di disincentivare l’uso delle automobili, ridurre la temperatura in casa, consumare meno energia, il singolo non si adegua e pensa che le scelte siano contro di lui. Parliamoci chiaro, siamo tutti colpevoli, nessuno di noi vuole cambiare stile di vita, gli piace rimanere nello stato attuale, usando risorse come se fossero infinite, usando l’auto per fare 2km, cambiando ogni anno telefono, computer. Non ci poniamo il problema, siamo egoisti, è questa la verità, non ci importa di cosa succederà agli altri e alle altre specie animali di questo pianeta. A pagare non saremo noi ora, forse da vecchi inizieremo a soffrire della mancanza di risorse e dell’aria irrespirabile, della mancanza d’acqua, non ne siamo consapevoli nemmeno ora che si vedono i primi “timidi” segnali.
Dovremo farci tutti una bella analisi di coscienza, politici, imprenditori, singoli, dobbiamo cambiare le nostre abitudini, risparmiare energia, consumare di meno, fare a meno del superfluo.

 

 

Ora chiudete gli occhi e sognatevi su una navicella, un luogo chiuso perso nel buio, freddo, astrale dello spazio. Laggiù la Terra, un pianetino minuscolo in mezzo al vuoto l’unico posto dove puoi sopravvivere. Pensate ora che non potrete rientrare perché laggiù il clima è troppo caldo e non c’è acqua e che il vostro viaggio è verso l’ignoto in quanto la navicella è tutto quello che è rimasto del vostro comfort, un incubo vero?