Trento Film Festival: Tra scienza e coscienza

Inizio oggi a raccontarvi le cose che ritengo più interessanti della 67° edizione del Trento Film Festival. Cominiciamo dai film in catalogo.
Come ho già scritto nel blog quest’anno il Festival è dedicato alla fruizione lenta della montagna, alla consapevolezza del mondo in cui viviamo e della natura che sta cambiando.

Due film interessanti che non parlano solo di scienza ma entrano in argomenti filosofici dall’estremamente grande e lontano, al microscopico che troviamo vicino ai nostri piedi. Una ricerca in profondità che spiega come l’uomo sia sempre alla ricerca del nuovo, un viaggio esperienza per conoscere meglio il nostro pianeta per conservarlo alle generazioni future.

 

Cielo

C’è qualcosa che stiamo perdendo senza accorgercene alienati dalla vita cittadina. Quel qualcosa ci appare importante non appena abbiamo occasione di viaggiare, camminare, in un luogo aperto, sconfinato.
Cielo più che un documentario è una poesia sul fascino e l’importanza che la volta celeste ha avuto sullo spirito dell’uomo e sulla sua capacità di incuriosire e studiare qualcosa di molto lontano da lui nello spazio e nel tempo.
Alison Mcalpine ha girato questo documentario nel deserto di Atacama uno dei migliori posti del pianeta dove contemplare e studiare lo spazio profondo.

 

 

Tra suggestivi paesaggi, cieli notturni girati con la tecnica del timelapse, la regista incontra oltre i ricercatori che lavorano isolati in cimaa d una montagna anche le genti del posto che vivono nel deserto. Interrogandoli su cosa sia il cielo per la loro vita il documentario svela interrogativi esistenziali che vanno ben oltre l’aspetto estetico della volta notturna.
Un poema dedicato alls notte e le meraviglie del cosmo, imperdibile per gli damanti ell’astronomia , la fotografia è tutti i curiosi che non smettono mai di meravigliarsi.

 

 

 

Homo botanicus

Un film che narra di un amore anacronistico, quello per le scienze botaniche. Guardare Homo Botanicus è un’immersione ancestrale nella natura più inespugnabile, nelle foreste, negli erbari, un viaggio di raccolta e ricerca delle forme di vita più antiche della Terra.
Un maestro e il suo discepolo, che dovrà prima o poi raccoglierne l’eredità scientifica, viaggiano nella foresta tropicale colombiana con i loro taccuini, la macchina fotografica e chili di fogli di giornale per conservare i campioni di piante che prelevano per analizzare. Un rapporto che nel film cresce come quello di un padre con il figlio, uniti da un’unica passione, quella per la botanica.

 

Guillermo Quintero, biologo e regista del film raccoglie questa testimonianza filosofica e scientifica, andando oltre il semplice documentare il lavoro dei due protagonisti. Il regista non entra mai nel racconto, tutto è girato in modo diretto e trasparente, come un osservatore oggettivo di quanto i due ricercatori perseguono giorno dopo giorno. Nel film si capisce quanta fatica, quanto sogno e magia ci sia nel lavoro dei botanici, consapevoli che il loro operato servirà un giorno a dare un domani a molte specie che oggi sono a rischio estinzione.